Coronavirus e ansia, le due counselor che offrono aiuto telefonico gratuito ai fiesolani

di Damiano Fedeli

È inutile negarlo: è un periodo di ansia per tutti. L’essere bloccati in casa, molti impediti dal poter lavorare, talvolta con convivenze forzate in ambienti piccoli. E, ancora, la preoccupazione per chi ha familiari contagiati e il pensiero continuo per il futuro, per cosa sarà dopo, il lavoro, l’economia. Ma è anche un periodo di grande generosità, in cui tanti mettono le loro competenze gratuitamente a disposizione della collettività. È il caso ad esempio di Simona Svelto e Gabriella Bonaiuti. Sono due counselor, ovvero due esperte di ascolto e relazioni di aiuto, che vivono al Girone (la prima già diplomata, la seconda in fase di tirocinio ma che già può essere operativa). E hanno deciso per questi giorni di emergenza di mettere gratis le loro competenze al servizio dei cittadini fiesolani, offrendo supporto telefonico. 

Le due counselor possono essere raggiunte ai numeri 339 5447174 (Gabriella, tutti i giorni dalle 17 alle 19) e 338 2037307 (Simona, lunedì e martedì dalle 17 alle 19; mercoledì, giovedì e venerdì dalle 15 alle 17).

UN SUPPORTO DI ASCOLTO
“Il counselor, in inglese consulente, colui che ascolta, ha una funzione di ascolto che può aiutare in una situazione come questa”, spiega Gabriella Bonaiuti. “Va chiaramente sottolineato che il counselor è una figura diversa da quella dello psicologo e che il counseling non è supporto psicologico. I counselor hanno un percorso universitario proprio, triennale, con tirocini e un’associazione di categoria, Assocounseling, che ci rappresenta”.

I DISAGI DI QUESTO PERIODO
In questo periodo, come detto, i disagi possono essere di tanti tipi: “Si pensi alla convivenza forzata in casa, magari con dinamiche a cui non si era abituati, al generale stravolgimento della vita… Ad esempio, io abito in un condominio dove l’età media  è piuttosto giovane. In quindici anni non avevo mai sentito una voce che si alzasse. In questo periodo, invece, se ne sentono: i nervi sono tesi. Ci può essere il familiare che non sta bene, il bambino che vuole uscire a tutti i costi, chi è in cassa integrazione. I blocchi delle autorità che si allungano di settimana in settimana. Dinamiche che difficilmente si contengono: il disagio si deve manifestare sennò esplode”.

AL SERVIZIO GRATUITO DELLA COMUNITÀ
Ecco, così, l’idea di mettersi a disposizione gratuitamente della collettività fiesolana: “Il piccolo aiuto che possiamo dare è quello di metterci a disposizione in modo assolutamente gratuito e con tutta la riservatezza del caso”, spiega Simona. Tre sono i fronti su cui le due counselor fiesolane offrono supporto. Il primo è il lato personale,  quello che va dalle paure del contagio agli stati d’ansia o alla vera e propria angoscia per il lavoro o per un familiare ricoverato che non si può andare a trovare. “C’è poi il lato genitori: il rapporto con i figli adolescenti, come spiegare ai figli più piccoli che cosa stiamo vivendo, come essere genitore in questo momento e come organizzare il tempo fra lavoro e famiglia per chi fa smartworking. E, infine, il terzo aspetto è quello ‘Io come figlio o familiare’: come gestire un familiare lontano, anziano, fragile, come comunicare con loro in questa fase di separazione”.

“Ci si sorprenderà – prosegue Gabriella – che le ansie sono comuni per tutti, a prescindere dall’età. I problemi sono gli stessi e ognuno li esprime in modo diverso. C’è chi ce la fa da solo e chi avrà necessità, anche se non subito, di un supporto psicologico, aiuto verso cui qualcuno, sbagliando, ha delle remore. Ma intanto è importante anche una figura che ascolti, come quella del counselor, con cui condividere le ansie di questo periodo. I problemi non saranno finiti quando ci daranno il via libera. Il 90% di noi ha la frenesia di tornare alla normalità con uno schiocco di dita ma questo, ovviamente, non sarà possibile. Occorrerà avere i nervi saldi per fare quello che sarà necessario”.

“Noi offriamo il nostro tempo, le nostre competenze acquisite a disposizione della nostra comunità”, conclude Gabriella, “per cercare tutti insieme di arrivare a una soluzione e a una condizione migliore”.

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