Anche il vescovo di Fiesole schedato nel megadatabase dell’azienda cinese Zhenhua: raccolti i dati di 2,5 milioni di persone in tutto il mondo

di Damiano Fedeli
Lo rivela il quotidiano il Foglio: c’è il anche nome del vescovo di Fiesole Mario Meini fra i due milioni e mezzo di persone (più di 4500 solo in Italia) schedate a loro insaputa in tutto il mondo dalla società privata cinese Zhenhua Data che la stampa internazionale indica come collegata con il governo di Pechino, con i servizi segreti e militari cinesi. Un mastodontico database – chiamato Okidb, Overseas key information database, ovvero archivio delle informazioni chiave all’estero – rivelato nelle scorse settimane a un accademico americano, Christopher Balding, analista di affari cinese e diffuso da lui insieme all’esperto di sicurezza informatica australiano Robert Potter, fondatore di Internet 2.0. Le persone erano schedate dalla società cinese nata nel 2017 a Shenzhen, nel sudest della Cina, senza ovviamente esserne consapevoli: venivano infatti usate fonti liberamente a disposizione online. Interpellati dall’inglese Guardian, alla Zhenhua negano legami con il governo cinese, affermando che i propri clienti sono istituti di ricerca e gruppi di affari.

I NOMI – Sui dati “fuoiusciti” dalla Zhenhua hanno messo le mani grandi testate internazionali, come il Washington Post, il Daily Telegraph, l’Indian Express, il Globe and Mail, l’Abc o l’Austrialan financial review. In Italia il documento è stato portato alla luce dal quotidiano Il Foglio, con un’inchiesta esclusiva pubblicata dalla giornalista Giulia Pompili il 15 settembre. È stata lei a spulciare il mastodontico archivio, in cerca dei nomi italiani. E ne ha trovati oltre 4500, divise in tre categorie: le “persone politicamente esposte”, da decine di parlamentari ed ex parlamentari (Veltroni, Letta, Renzi, Boldrini e Tremonti, fra gli altri) a politici locali, da industriali a membri di autorità portuali fino ai prelati, appunto. Fra questi, la giornalista del Foglio ha trovato tre vescovi: Gabrierle Mana di Biella, Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia e, appunto, il vescovo Mario Meini di Fiesole, accanto al cui nome, come riferimento, ha trovato scritto “Opera San Romolo per la preservazione della fede”. L’altra lista è quella dei “parenti o stretti collaboratori”, per ricostruire, come scrive la giornalista del Foglio “quello che in Cina si chiama guanxi, il sistema di relazioni attraverso il quale si possono ottenere obiettivi e risultati”. E infine c’è una categoria nel database italiano chiamata “persone di interesse speciale”, la più cospicua, con circa 2700 fra indagati e condannati per reati che vanno dalla associazione mafiosa alla corruzione fino al terrorismo.

I DOSSIER – Ma a che serve questa schedatura e perché questi nomi sono stati inseriti in quella corposa lista?  Non si tratta di persone che hanno contatti diretti o indiretti con la Cina, ma persone che, spiega il Foglio, “dal punto di vista della Cina, potrebbero essere d’interesse o utili per aumentare l’influenza di Pechino nel paese target”. I nomi – va ribadito – sono stati presi dalla società cinese da fonti open source, ovvero disponibili a tutti in rete. Secondo il Foglio è la stessa società a spiegare come funziona il meccanismo: “la società raccoglie informazioni pubbliche analizzando tutti i big data disponibili online; ogni singolo social network, blog, articoli, qualunque pubblicazione su internet diventa fonte. I dati sono poi analizzati ‘da numerosi ricercatori specializzati’”.

LA STRATEGIA CINESE – “È facile osservare quanto una raccolta di dati di questa natura possa risultare funzionale alla capillare, instancabile e strategicamente mirata opera di penetrazione economica svolta dai cinesi, ormai da molti anni, in larga arte dell’Asia, dell’Africa e dell’Europa occidentale”, scrive sul portale di analisi politiche formiche.net Adriano Soi, prefetto in pensione, professore a contratto di Security studies all’università di Firenze. “Tra i potenziali clienti del database potremmo annoverare, oltre a quelli già citati e alle agenzie di intelligence, anche fondi di investimento, banche e la miriade di società impegnate all’estero”.

Sul tema i deputati della commissione Esteri del Partito democratico, insieme ai deputati Emanuele Fiano ed Enrico Borghi della presidenza del gruppo Pd hanno presentato una interrogazione scritta al ministro degli Esteri “per sapere quali azioni intenda intraprendere per chiarire la vicenda legata alla società cinese Zhenhua Data che per due anni ha gestito un archivio con informazioni su migliaia di cittadini stranieri”. “Crediamo – continua il Pd – sia opportuna una dichiarazione ufficiale del governo di Pechino atta a fugare qualsiasi sospetto di connessioni fra il proprio operato e la società di Zhenhua”.