Parroci cauti sulla riapertura delle messe ai fedeli. Fra chi si prepara e chi per ora non riaprirà

di Damiano Fedeli
Cautela. Forse anche un certo smarrimento. Qualcuno la vede come una forzatura che si poteva evitare. Qualche altro, in anonimato, fa una battuta: “Ci sarà un nuovo comandamento: ricordati di sanificare le feste”. Qualcun altro ancora lo dice esplicitamente: “Ripartire con le messe il 18 maggio è ancora troppo presto. Ci vuole prudenza e responsabilità”, come dice don Roberto Pagliazzi, parroco della Cattedrale di Fiesole. Ieri il Governo ha siglato con la Conferenza episcopale il protocollo per la ripresa delle messe con la presenza di fedeli a partire dal 18 maggio. Un accordo su cui i vescovi italiani hanno fatto  particolari pressioni. E che ha suscitato non poche perplessità da più parti, in un momento in cui molte attività economiche vengono invece ancora tenute ferme, con posti di lavoro a rischio.

Don Roberto ha fra le mani il testo di quattro pagine fitte con tutte le norme per la riapertura delle messe ai fedeli. “Le regole sono davvero tante. Non sarà facile ripartire. Con ogni probabilità a Fiesole aspetteremo ancora un po’: non muore nessuno”. Fra le norme, ci sono quelle di accesso contingentato e “regolato da volontari o collaboratori” che muniti di dispositivi di protezione regolino gli accessi. Disposizione delle panche allargate, con distanza di almeno un metro e mezzo fra le persone. Mascherine per i fedeli, gel  sanificante all’ingresso. Igienizzazione degli ambienti e degli oggetti sacri e non (dai calici ai microfoni) dopo ogni messa. Nessun scambio del segno di pace, guanti per distribuire la comunione porgendo l’ostia senza toccare le mani dei fedeli. “Non è solo un problema di organizzazione, ma anche  un problema economico”, sottolinea don Roberto. “Messa all’aperto? Potrebbe essere, ma quando piove, che si fa? E poi penso alle tante chiese che abbiamo sparse in campagna, come Muscoli o Saletta. Saranno inevitabili riduzioni di celebrazioni”. Per ora don Roberto continua a celebrare la messa su Youtube.

La situazione è più avanzata a Caldine e Pian di Mugnone, grazie ai gruppi di volontari delle due parrocchie rette da don Gianni Terreno. Che spiega: “Cominceremo sabato 23 e domenica 24. Stiamo studiando con i volontari tutti i protocolli, in attesa anche di comunicazioni dal Vescovo. A Caldine non ci potranno stare più di sessanta persone, a Pian di Mugnone dobbiamo ancora misurarlo con precisione. Gli orari saranno i soliti: a Caldine il sabato alle 18; la domenica alle 9 e alle 10,30. A Pian di Mugnone la domenica alle 8,30 e alle 11,30. Ci sono i tempi per l’igienizzazione necessaria fra una celebrazione e l’altra. Cautela e prudenza sono le parole d’ordine. Non vogliamo assolutamente che nessuno si senta forzato, specialmente gli anziani ai quali raccomando ancora di stare a casa e seguire le messe in tv”.

Il parroco di Girone e Compiobbi (diocesi di Firenze), don Lorenzo Paolino spiega: “Stiamo studiando il protocollo. Al Girone dove la chiesa è grande, applicando le norme ci possono entrare 70-80 persone. A San Donato a Torri, chiesa parrocchiale di Compiobbi una quarantina. E nella cappellina sulla Aretina a Compiobbi 23. Stiamo meditando di usare l’aperto, per il Girone o a Torri dove c’è anche un tendone. A Compiobbi si deciderà probabilmente di celebrare la messa nella cappellina per i pochi anziani che si spostano solo a piedi, mentre agli altri chiederò di venire al Girone. Ma è tutto da studiare e da vedere”. Per ora anche don Lorenzo celebra messa su Youtube. “Il problema dell’affollamento – sospira – si risolverà fra qualche settimana, se il Governo darà il via libera a raggiungere le seconde case, molti da qua partiranno per il mare”.

A San Francesco i frati continueranno a celebrare senza fedeli. “Non possiamo riaprire al pubblico. Abbiamo anche la residenza per anziani qui: abbiamo il dovere di proteggerli”, spiega padre David Gagrcic, vicario del convento. 

Scettici anche i padri domenicani a San Domenico. “Ho letto il decreto. Allargare le panche è la cosa più semplice, ma chi mettiamo a regolare gli accessi? Mi sa che aspetteremo ancora”, spiega il parroco, padre Aldo Tarquini.