Francesco, un fiesolano nella New York deserta per il virus

di Damiano Fedeli
“Quando sono arrivate le notizie del blocco dell’Italia, è stato un problema far capire qui agli americani che cosa stesse succedendo e come si sarebbero dovuti comportare”. Francesco Alessandra ha 45 anni, viene da Fiesole, dove tuttora vivono i suoi genitori, e da dieci anni vive a New York dove fa l’agente immobiliare e dove è sposato dal 2011. “Da parte mia, ho cominciato a fare la quarantena volontaria quando ho visto la situazione italiana e vedendo che continuavano ad arrivare qui turisti italiani senza essere controllati. Erano i primi di marzo. Abbiamo cominciato a stare a casa e a consigliare ai nostri amici di stare attenti. Mi hanno preso per esagerato. Qualcuno mi ha anche insultato. Poi, intorno a metà marzo la situazione è precipitata anche qui”. Adesso New York è l’epicentro del contagio negli USA, con un numero di morti che ha superato i 15mila.

Francesco ci mostra in videochiamata alcuni dei luoghi simbolo di Manhattan completamente deserti e irriconoscibili per l’emergenza coronavirus: il Rockfeller center, la Quinta strada, Times Square. E ancora, l’Oculus, la stazione del World Trade Center disegnata da Calatrava, e Grand Central Terminal, l’iconica stazione ferroviaria. Tutti luoghi solitamente pieni di centinaia di migliaia di persone e adesso desolatamente vuoti.

“Al momento anche il mio lavoro è fermo”, racconta. “Andare a far visitare case ora è impossibile”. Francesco ha anche un lavoro freelance per una compagnia che fa servizi fotografici per il settore del design.

“Manhattan ha uffici e turismo. Tolti quelli, non resta anima viva. Può essere affascinante fotograficamente ma è straniante”. In giro non c’è nessuno. Non c’è un vero e proprio obbligo, come in Italia, ma un consiglio. “E le persone sono state responsabili, autoregolamentandosi. Certo, è anche questione di spazi all’aperto. quasi nessuno ha una casa con un giardino o con un balcone. Le case sono piccole, non c’è il sole. Non è facile stare sempre in casa”. Ai supermercati, funziona come da noi. “Hanno messo le strisce per terra, ai sei piedi, due metri, per mantenere le distanze. E si entra scaglionati a seconda delle dimensioni del negozio”, racconta. “All’inizio qui è stata presa d’assalto la carta igienica. La gente ne comprava a tonnellate. Adesso un problema che si profila è il fatto che comincia a mancare il personale nella filiera alimentare: chi produce carni, verdure. Come un altro grosso problema saranno tutti i licenziati che, con il lavoro, perdono anche l’assistenza sanitaria”.

Grand Central Station deserta per l’emergenza Covid-19

Anche negli Usa la vita quotidiana sta cambiando profondamente. Chiusi i teatri, annullate le manifestazioni. Adesso bisogna capire in che modalità si andrà al voto per il Presidente a novembre. “Già, il Presidente. Da Trump abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto. Adesso si schiera con chi gli chiede di ripartire, almeno negli Stati poco toccati, anche se il mondo scientifico non è d’accordo”. A New York le giornate sono scandite dai bollettini quotidiani sul contagio “con il governatore Cuomo in tv che sta riscuotendo la fiducia di tanti”. Anche a New York c’è l’obbligo di indossare la mascherina. Le multe per chi trasgredisce sono salate: anche mille dollari. “L’americano medio mangia casa fuori cinque giorni su sette. Ora, forzatamente, la gente sta imparando a cucinare. Almeno una cosa positiva…”.