Il direttore: “Il nostro servizio sociale nell’avamposto della Coop”

“Se medici e infermieri sono in trincea, e a loro va tutta la nostra gratitudine, diciamo che noi lavoratori dei supermercati siamo un avamposto”. Marco Pietrini è il direttore del punto vendita Coop di via Gramsci a Fiesole. Anche qui la tranquilla routine quotidiana è stata sconvolta con il decreto Io resto a casa dell’11 marzo scorso. “Abbiamo avuto uno stravolgimento”, afferma il direttore. “Facciamo però sempre in modo che chi viene a fare la spesa trovi il negozio in condizioni dignitose. Ovvero che ciascuno possa trovare tutti i prodotti di cui ha bisogno”.

Ma come sta reggendo la piccola Coop alla situazione, con l’aumento del numero di clienti che non vanno più a Firenze a fare la spesa e si rivolgono al negozio sotto casa? “Il nostro punto vendita sta tenendo abbastanza bene”, spiega il direttore. “Qualche problema c’è con il magazzino: alcool e Amuchina mancano. E anche sulla carta igienica abbiamo qualche sofferenza: arriva la mattina e dopo due ore è già finita. Questo, in particolare, è un accaparramento che non capisco”. 

Marco Pietrini, direttore Coop Fiesole

Ma è la sensazione di chi lavora quello che non traspare immediatamente: “Ci sentiamo anche noi in difficoltà, perché i contatti con le persone sono ravvicinati. Abbiamo le mascherine, adeguate, i guanti. Su quello non c’è problema. E quando sei a lavorare, c’è adrenalina, ti dai da fare a portare avanti il lavoro, con le mille cose nuove, come la gestione della coda fuori e degli accessi, o il controllo del rispetto delle distanze. Qui va tutto veloce e sei concentrato a far andare tutto bene. C’è tanto aumento di presenze per il fatto che le persone, non potendo raggiungere i supermercati di Firenze vicini al lavoro, sono costrette a venire qui. Per noi il lavoro è aumentato tanto, ma non ci pensi nemmeno ai potenziali pericoli quando sei qui. Il pensiero vero arriva la sera, a casa, quando sei non solo stanco fisicamente, quello è il meno, ma stanco con la testa. E il pensiero può andare in crisi”.

Per il direttore della Coop, il lavoro che il punto vendita fa, specie in questi giorni, “è un servizio che va al di là del far fare la spesa alla gente. È anche un servizio sociale molto importante cui tengo particolarmente. A Fiesole devi fare così, scambiare due chiacchiere, a distanza ovviamente: siamo un paese dove ci si conosce tutti o quasi …”, sorride il direttore mentre gli altoparlanti del negozio alternano musica agli appelli a mantenere le distanze di sicurezza, con un effetto un po’ straniante.

Sugli articoli che possono mancare si è già detto. Ce ne sono altri, invece, che sono inaspettatamente tornati di moda. “Alcuni giorni è mancata la farina, ma ora è tornata disponibile regolarmente. Tutti sono a casa, fanno dolci, pane, pizze. Ci sono prodotti, come il lievito di birra, che prima non si vendeva quasi per niente, e che adesso sta diventando raro”.

E la risposta del pubblico qual è? E come ciascuno può aiutare i lavoratori della Coop in questo momento difficile? “Le persone anziane ancora forse non hanno ben compreso quello che si sta vivendo: alcune vengono due volte a fare la spesa, prendendo pochi oggetti per volta. Capisco che lo facciano in buona fede, ma è un metodo sbagliato, le uscite vanno limitate. Come è sbagliato l’eccesso opposto: fare carrelli enormi, perché è un comportamento che rallenta la fila fuori. Però non possiamo essere arbitri degli altri, ci limitiamo a invitare al buon senso. Le polemiche non ci sono, le persone sono rispettose qui. La nostra clientela è educata. E non manca l’affetto nei nostri confronti”.

Damiano Fedeli
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